STORIA contesto storico relativo alla costruzione del Battistero, consacrato

STORIA DEL BATTISTERO DEL DUOMO DI PADOVAIl Battistero del Duomo di Padova, in forme tardo romaniche, esisteva probabilmente prima del 1260 ed era fonte battesimale della pieve cittadina: fino al ‘400 infatti, non tutte le chiese avevano un proprio battistero, quindi il sacramento veniva eseguito unicamente dal vescovo presso la cattedrale, durante la notte di Natale. Il contesto storico relativo alla costruzione del Battistero, consacrato nel 1281, vede Padova come una città comunale ormai dal 1138, anno in cui si costituì la “Comunacia” padovana, ovvero l’inizio del libero comune. Nel 1337, quando i padovani, con l’aiuto dei fiorentini e dei veneziani, cacciarono gli Scaligeri, vi fu il passaggio alla signoria, retta dalla famiglia dei Carraresi, che erano originari dell’odierno comune delle Due Carrare. La loro reggia, che oggi è sede dell’Accademia Patavina di Scienze, Lettere e Arti, si estendeva dal Duomo a Via Accademia fino all’odierno Teatro Verdi e, tutto intorno, raggiungeva via Dante e Piazza dei Signori, dove c’era una delle entrate principali. Uno dei regnanti carraresi, Francesco il Vecchio, era sposato con Fina dei Buzzaccarini la quale, forse per invidia nei confronti degli Scrovegni che avevano una propria e maestosa Cappella, chiamò un artista analogo a Giotto, Giusto dei Menabuoi, anch’egli fiorentino di origine, perché decorasse, nel 1375, l’edificio del battistero, al fine di adibirlo a mausoleo di famiglia. Possiamo notare che sopra la porta della vecchia entrata, opposta all’odierna, è rappresentata proprio Fina dei Buzzaccarini, che viene presentata da San Giovanni Battista e dal vescovo Prosdocimo alla Madonna col bambino, circondata dai santi protettori. Nel V secolo molti artisti fiorentini, come Giotto e Donatello, giunsero a Padova dal momento che le due città erano alleate nei commerci, per cui oltre allo scambio di merci, vi era spesso un via vai di artisti. Diverso era invece il rapporto con Venezia, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista artistico: la pittura veneziana in questo periodo riflette lo stile bizantino, per cui predilige figure piatte, fatica a rappresentare la terza dimensione e punta a raffigurare elementi sacri; Padova invece ha un approccio molto più classico, tanto che lo stesso Francesco il Vecchio si fece rappresentare sulle monete di profilo, come gli antichi imperatori romani. Per quanto riguarda i rapporti politici tra le due città, possiamo dire che Venezia aveva sempre aspirato a conquistare Padova e vi riuscì dopo la caduta della signoria carrarese nel 1405. Con l’avvento dei veneziani, vennero distrutti i rispettivi sepolcri di Fina e Francesco, addossati al muro occidentale e allo scopo di nascondere il vuoto della demolizione venne inserito un dipinto del XV secolo, di un altro pittore, raffigurante San Giovanni Battista.STORIA DEL BATTISTERO DEL DUOMO DI PADOVAIl Battistero del Duomo di Padova, in forme tardo romaniche, esisteva probabilmente prima del 1260 ed era fonte battesimale della pieve cittadina: fino al ‘400 infatti, non tutte le chiese avevano un proprio battistero, quindi il sacramento veniva eseguito unicamente dal vescovo presso la cattedrale, durante la notte di Natale. Il contesto storico relativo alla costruzione del Battistero, consacrato nel 1281, vede Padova come una città comunale ormai dal 1138, anno in cui si costituì la “Comunacia” padovana, ovvero l’inizio del libero comune. Nel 1337, quando i padovani, con l’aiuto dei fiorentini e dei veneziani, cacciarono gli Scaligeri, vi fu il passaggio alla signoria, retta dalla famiglia dei Carraresi, che erano originari dell’odierno comune delle Due Carrare. La loro reggia, che oggi è sede dell’Accademia Patavina di Scienze, Lettere e Arti, si estendeva dal Duomo a Via Accademia fino all’odierno Teatro Verdi e, tutto intorno, raggiungeva via Dante e Piazza dei Signori, dove c’era una delle entrate principali. Uno dei regnanti carraresi, Francesco il Vecchio, era sposato con Fina dei Buzzaccarini la quale, forse per invidia nei confronti degli Scrovegni che avevano una propria e maestosa Cappella, chiamò un artista analogo a Giotto, Giusto dei Menabuoi, anch’egli fiorentino di origine, perché decorasse, nel 1375, l’edificio del battistero, al fine di adibirlo a mausoleo di famiglia. Possiamo notare che sopra la porta della vecchia entrata, opposta all’odierna, è rappresentata proprio Fina dei Buzzaccarini, che viene presentata da San Giovanni Battista e dal vescovo Prosdocimo alla Madonna col bambino, circondata dai santi protettori. Nel V secolo molti artisti fiorentini, come Giotto e Donatello, giunsero a Padova dal momento che le due città erano alleate nei commerci, per cui oltre allo scambio di merci, vi era spesso un via vai di artisti. Diverso era invece il rapporto con Venezia, sia dal punto di vista politico che dal punto di vista artistico: la pittura veneziana in questo periodo riflette lo stile bizantino, per cui predilige figure piatte, fatica a rappresentare la terza dimensione e punta a raffigurare elementi sacri; Padova invece ha un approccio molto più classico, tanto che lo stesso Francesco il Vecchio si fece rappresentare sulle monete di profilo, come gli antichi imperatori romani. Per quanto riguarda i rapporti politici tra le due città, possiamo dire che Venezia aveva sempre aspirato a conquistare Padova e vi riuscì dopo la caduta della signoria carrarese nel 1405. Con l’avvento dei veneziani, vennero distrutti i rispettivi sepolcri di Fina e Francesco, addossati al muro occidentale e allo scopo di nascondere il vuoto della demolizione venne inserito un dipinto del XV secolo, di un altro pittore, raffigurante San Giovanni Battista.